Tetraktis, o la Rosa di Staffarda

Penetrare il mistero della rosa di Staffarda, una impresa per la quale occorre preparazione e impegno, per poi scoprire che tutto è stato detto, tutto è stato scritto.

Ma nulla, ancora, si conosce.








Da qualche anno la rosa di Staffarda mi interroga; ce l'ho in testa e vorrei penetrarne il mistero.
Ultimamente l'esigenza di capirne di più si è fatta pressante, per questo voglio condividere qualche riflessione. Sono ben lontano dall'avere 'capito' che cosa sia, ma allo stesso tempo so che il nostro 'capire' scientifico non è il modo giusto di penetrarla; forse solo standole davanti si può schiudere il mistero.

Premessa


Partiamo dall'inizio: cos'è la 'Rosa di Staffarda'? E' uno strano simbolo presente nell'abbazia cisercense di Santa Maria di Staffarda a Revello, vicino a Cuneo.
L'abbazia stessa è un coacervo impenetrabile di misteri, a partire dalla particolare, singolare architettura che se ne fa un baffo delle regolarità; in questo contesto singolare la presenza di una pittura simbolica inserita in modo asimmetrico, irregolare ed inconsueto aggiunge interrogativi.
Presentiamola:

Quella raffigurata è la navata destra, in cornu epistolae, dell'abbazia.
Come si vede la rosa, quello strano disegno circolare, si presenta asimmetrica, si direbbe quasi fuori contesto, ed interrompe l'ornato della cornice della finestra, denunciando di esserne preesistente.
All'occhio del frequentatore di simboli appare subito la forma del 'nodo dell'Apocalisse', o nodo di san Giovanni o ancora nodo Bowen, ma con caratteristiche particolari e distintive rispetto alle 'solite' rappresentazioni.
Prima di indagarne il significato, cerchiamo di situarla nel contesto.
Siamo in una abbazia cistercense che segue la regola di san Benedetto, naturalmente anche per quanto riguarda la modalità di costruzione dei templi; sorvolerei sulle ipotesi di stretta relazione tra l'ordine ed i maestri comacini costruttori di cattedrali perchè, nel caso della rosa e del suo significato, portano ad un vicolo cieco, per quanto ne sappia; aspetto fucioso contributi in tal senso.
E' invece interessante argomentare sulla penuria di statue e decorazioni nell'abbazia: la regola benedettina infatti richiedeva una purezza ascetica dei locali senza che quadri o sculture potessero deviare la mente dei monaci. Per questo motivo una pittura assume una valenza ancora più importante, e non ci sono dubbi che si tratti di un simbolo nel senso più alto del termine, cioè qualcosa che veicola significati ben al di là di ciò che l'intelletto cosciente riesca ad elaborare. Un mandala cristiano in piena regola.
Chi conosce l'arte orientale o è un frequentatore di tappeti cinesi sa quali forze possono celarsi dietro a queste geometrie se opportunamente meditate; tuttavia cercherò di portare avanti una indagine più vicina alla nostro pensare scientifico perchè sia alla mente dell'occidentale più intelligibile.
Aggiungiamo ancora qualche parola sul posizionamento; la collocazione al termine della navata destra (non esiste nulla di analogo a sinistra, in cornu evangelii) non può certo essere casuale.
L'abbazia è correttamente orientata secondo l'asse est-ovest e l'asse della monofora centrale intercetta il sorgere del sole agli equinozi.
A partire da questa considerazioni le monofore delle absidi destre e sinistra possono definire i punti in cui sorge il sole nelle massime declinazioni, estiva ed invernale, nei solstizi.
Se questa considerazione è esatta (dipende dal punto preso a riferimento per l'osservatore) possiamo dire che la 'rosa':
- è più a sud rispetto al sole che nasce nella minima declinazione (solstizio d'inverno)
- è più in basso rispetto al sole che nasce nell aminima declinazione.
Questo particolare 'sole', quindi, si trova in una posizione 'impossibile' e precedente al solstizio d'inverno e all'alba; dal punto di vista simbolico può rappresentare ciò che viene prima del movimento del mondo e del giorno.
Essendo ancora sotto un ipotetico orizzonte appartiene alla notte; paragonando la posizione dei pianeti nei temi natali astrologici potremmo darle una caratteristica di valore inconscio.
Pensando invece ai solstizi, alle cosidette 'porte', i due san Giovanni, la rosa 'viene prima' di san Giovanni Evangelista, ne è precedente, cioè è parte della sua generazione. Ricordando le molte rappresentazioni dell'Evangelista nell'ultima cena, imberbe e assonnato, appoggiato in grembo al Cristo, si possono solo ipotizzare le forze che possono generare questo tipo di atteggiamento, o meditare su di esse, come la rosa ci provoca a tentare.
Ancora, secondo gli studi di Barale e Brunod l'asse della monofora destra, qualla che ci interessa, intercetta il nascere della luna alla sua minima declinazione; un punto a favore dell alettura precedente dove i valori lunari e femminili sono esaltati.


La base: simboli puri.


La rosa si presenta in compagnia di una campanella con corda e di una croce 'templare' o croce patente.

Sotto la campana parte la scala (33 gradini) che porta al dormitorio dei monaci secondo la regola benedettina che prevedeva un accesso diretto tra i due locali.
 

All'inizio di questo lungo viaggio per scoprire gli intrecci della rosa di Staffarda si deve parlare di simboli-base.
Il punto è l'essenza, l'inizio; il cerchio è la rappresentazione del divino.
Dio è un cerchio, o meglio, l'emanazione a noi intelligibile di Dio è un cerchio.
Possiamo dire con Agostino: Deus est circulus cuius centrum est ubique, peripheria vere nusquam [Dio è un cerchio il cui centro è ovunque e la cui circonferenza non è in nessun luogo].
Non mi dilungherò oltre su questo; a chi voglia approfondire consiglio Jung, Eliade, Guénon e un libretto a me molto caro di Bruno Cerchio (nomen omen....), ' Simbologia Astrologica', soprattutto nelle parti introduttive.
Tutto ciò che è materiale, reale e terreno, è rappresentato invece dal quadrato; quindi il passaggio da tondo a quadrato significa la manifestazione divina nell'uomo, il manifestarsi del divino nella materialità, il passaggio dalla trascendenza all'immanenza.
Per fare un piccolo inciso, nell'architettura delle chiese romaniche il passaggio dal tondo della cupola al quadrato del transetto implica la formazione di quattro lunette che di solito vengono occupate dagli evangelisti: il passaggio da Dio all'Uomo avviene attraverso il Libro, per questo la religione cattolica è una religione 'rivelata'; ma la rosa andrà ben oltre, proseguiamo.

Nel percorso dal tondo al quadrato dobbiamo immaginare passaggi intermedi, livelli di espressione della divinità, di incarnazione, che passo passo si porta verso la materialità.
Dio da solo non è nulla; solo l'uomo lo può completare e redimere (quest'ultimo verbo lo dedico a chi curiosa nell'alchimia), l'uno non ha senso senza l'altro.
Iil cerchio è costituito da due entità: il centro e la circonferenza.
Sono due le entità, come a voler dire che per esprimere in modo a noi comprensibile l'essenza di Dio dobbiamo comunque da subito usare il due, la polarità, il doppio; senza di esso non siamo capaci ad apprendere, a conoscere, perche abbiamo mangiato dell'albero della conoscenza del bene e del male e apprendiamo per contrasti: ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, bianco/nero eccetera.
Il due è il numero della divisione, della perdita della qualità divina per scendere nel materiale; nella Genesi in tutti i giorni alla sera guardando il creato Dio disse che era cosa buona: non il secondo giorno.

Nel percorso verso la manifestazione il modo più semplice di procedere è quello di costruire un secondo cerchio; per potergli dare un rapporto di conseguenza con il primo il centro del secondo cerchio sarà sulla circonferenza del primo.
In questo modo si formerà la mandorla sacra, quella così spesso utilizzata nell'iconografia per rappresentare gli altissimi livelli spirituali.


Ne porto un esempio da un portale in Francia (Dordogna, Carenac):


In questo caso la mandorla porta ai suoi lati il tetramorfo, cioè i simboli dei quattro evangelisti a loro volta ripresi dai quattro viventi dell'Apocalisse; in questa mandorla già si vive la tensione verso l'immanenza.

Per inciso, la stessa intersezione dei due cerchi porta al simbolo di Cristo utilizzato dai primi cristiani, ichthys, il pesce.



Ma procediamo con calma sul nostro sentiero simbolico.
Abbiamo ottenuto la mandorla posizionando i cerchi secondo una disposizione orizzontale, abbiamo cioè diviso in due (=polarità, portare nel reale) la verticalità.
Possiamo, allo stesso modo, procedere nel porre un cerchio anche facendo centro sulla parte opposta del diametro e ripetere l'operazione in verticale.
I puristi osserveranno che per arrivare a questo punto è necessario utilizzare la linea, l'elemento retto, che non era, fino ad ora, stato introdotto. In realtà la disposizione dei quattro cerchi intorno a quello principale la si può ottenere con la quadrisezione del cerchio con compasso, senza utilizzare l'elemento retto (linea eseguita con riga o squadra), ci veda La geometria del compasso, trattato di Lorenzo Mascheroni del 1797.



A questo punto appare un'immagine di fronte alla quale le menti dei forti cominciano a vacillare: appare l'alba della creazione. Quella che di primo acchito può sembrare un giochino, una cornicetta, può invece fare da spunto ad una meditazione profonda che lascia spazio e suggestioni ai mandala indiani.

Pur non essendo esplicitamente disegnato, ora gli elementi del quadrato sono chiari; appare una specie di fiore le cui punte dei petali tracciano i vertici di un quadrato perfetto.
(Faccio un piccolo inciso per gli appassionati estimatori del 'fiore della vita'; per me una geometria a base sei è posteriore - simbolicamente - a quella a base quattro come questa, va considerata come un gradino più 'in basso' verso l'immanenza.)

Considerando solo ciò che è presente nel cerchio centrale si possono vedere due figure simmetriche e complementari: la croce templare e le 'mandorle nude'.


Chiunque abbia frequentato le chiese, romaniche e non, riconosce entrambi questi simboli. Raramente vengono rappresentati 'puri', più spesso con uno o due cerchi intorno; un simbolo é l'altro, croce e mandorle sono intercambiabili semplicemente spostando l'attenzione da una all'altra. E' un bell'esercizio fissarne uno, vederne una parte e poi individuare l'altra: croce rossa e mandorle bianche nel primo caso.
Ciò vale soprattutto quando vengano dipinte su sfondo di colore diverso dal bianco:


In questo caso se si fissa il bianco o il rosso appare un simbolo o l'altro.
Non a caso sono il bianco e il rosso i colori utilizzati: la saggezza di Dio e l'amore di Dio visti nella loro espressione nelle quattro direzioni, ad espandersi (croce) o a raccogliersi e concentrarsi (mandorle). A chi sia appassionato di colori suggerisco un bel libretto che è una gioia da leggere, "Des couleurs symboliques dans l'antiquité: le moyen-âge et les temps modernes" di Frédéric Portal, lo si trova come ebook gratuito.
Sulle denominazioni che ho riportato s'è detto di tutto, utilizzate quella che volete; la prima può essere chiamata 'croce patente', sulle mandorle c'è meno varietà, ma ciò che importa è l'impressione che deriva dall'essere davanti al simbolo, non il nome che gli si dà, altrimenti si rischia di perderne tutta la valenza.
Ricordate il finale del 'Nome della rosa' ? 'Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus', non corriamo il rischio di avere solo 'nudi nomi' al posto del loro significato, lasciamoci conquistare dalla forza del simbolo.
Oltre alla croce e alle mandorle possiamo estrarre da questi cerchi una figura famosa, il 'fiore dell'Apocalisse':


I quattro 'petali' del fiore indicano le quattro espansioni di Dio nel reale e tradizionalmente esprimono il tetramorfo, come prima riportato.
Ne riporto qualche esempio:

in una vetrata a Carennac (Francia)

 

a Venosa, nella splendida chiesa romanica incompiuta, così ricca di simboli.


a Rodez, in Francia; in Occitania si trovano spesso queste splendide croci intersecate dal fiore dell'apocalisse.

In questa stessa croce comincia ad essere presente un altro degli elementi che vedremo nella nostra 'rosa': il doppio cerchio.
Al singolo cerchio rappresentante Dio se ne aggiunge un secondo più interno, cioè più verso l'uomo, a voler rappresentare l'unione di due 'livelli' di divinità, o la riflssione tra macro e microcosmo.

L'intersezione alternata del cerchio nei petali indica quanto siano intrisi l'uno nell'altro; di qui a meditare sulla doppia natura, divina ed umana, che viene supposta il passo è breve.
Vedremo che la 'rosa' ci spingerà oltre, nella meditazione, grazie all'uso dei colori.

La rosa


A questo punto procediamo nella costruzione aggiungendo per simmetria quattro cerchi che hanno centro nelle quattro 'punte' dei petali:


Ai cinque cerchi precedenti (il primo - Dio, gli altri quattro - manifestazione nelle quattro direzioni, espressione nella materialità del mondo) ne aggiungiamo altri quattro che 'raffinano' l'espressione di Dio nel mondo materiale; otteniamo così nove cerchi, quello centrale più le otto direzioni individuate dalla rosa dei venti.
Su questi cerchi possiamo cominciare ad individuare il primo abbozzo della 'rosa':



Rispetto al nodo dell'Apocalisse il cambiamento è fondamentale: si aggiunge quella specie di 'rombo' che è il fattore distintivo della 'rosa di Staffarda' rispetto alle altre rappresentazioni simili.
C'è chi ha visto in questo rombo la rappresentazione dell'uomo vitruviano con le braccia aperte; devo dire che questa interpretazione non mi appassiona.
Parecchi anni sono stati necessari perchè potessi farmene una ragione, o almeno ipotizzarne un significato; ciò che vedo in questo rombo è l'espressione della polarità, l'enantiodromia (la corsa verso gli opposti) degli eventi della vita terrena, la complementarietà delle cose di questo mondo.
Cerco di spiegare: dove il petalo ha una 'punta', il rombo è concavo, accoglie; dove il petalo è assente, il rombo ha un massimo.
Tra parentesi: per mia personale declinazione tendo a vedere perfettamente descritti i 'tipi psicologici' di C.G. Jung con le quattro funzioni fondamentali (pensiero, sentimento, intuizione, sensazione) espresse nelle funzioni predominanti, ausiliari e opposte o inconsce; dove una prevale in modo conscio, l'altra è presente in modo regressivo ed inconscio; la 'rosa' diventa il mio personale zodiaco nel quale inserire i 'temi natali' delle persone che conosco.
La 'rosa di Staffarda' racconta la vita, nella sua manifestazione evoutiva, enantiodromica e polare.

A questo punto non siamo ancora arrivati alla 'vera' forma della rosa; e anche qui sono rimasto fermo molto tempo.
La rosa infatti assume una connotazione dinamica: se volete costruire la forma della vera rosa dovete spingere all'esterno gli otto cerchi periferici.
Come una galassia in espansione ci vuole cioè una forza che allontani dalla staticità del centro e del modello le zone esterne; ci vuole l'evoluzione, il tempo, ci vuole la vita.
L'entropia deve aumentare, altrimenti il processo è fermo.


Solo a questo punto avviene la magia: la sovrapposizione con l'originale combacia:


Non resta che cercare l'ultimo dei significati; il doppio cerchio.
Abbiamo già accennato al fatto che vogliano alludere ad una doppia natura; normalmente si intende una natura divina, esterna, ed una più vicina all'uomo, più 'interna', o al rapporto tra macro e microcosmo.
Ancora una volta la 'rosa' capovolge il normale sentire. Analizzando i colori infatti si nota che il cerchio esterno è verde, quello interno è blu.
Nella simbologia dei colori il verde è sicuramente un forte indicatore di materialità o di microcosmo, il blu di spiritualità altissima, di divinità o di macrocosmo; la rosa sembra dirci che all'interno, dentro l'uomo ci sia la divinità, invertendo il percorso; non un dio alto ed eccelso che si china verso l'uomo ma la divinità stessa insita nell'uomo che libera Dio.
Quanto scrivo non è certo eresia; chiunque abbia studiato l'alchimia ne conosce il messaggio di redenzione del Dio nascosto nella materia.

A questo punto possiamo tracciare la 'rosa' con tutti i suoi componenti:


Finisce qui il viaggio intorno a questo simbolo.
Non ho la presunzione di avere scritto verità; anzi, chiedo a chiunque ne abbia voglia di segnalarmi dove ho sbagliato e suggerirmi migliori interpretazioni.
In questi anni in cui ho frequentato la rosa ho cercato in rete e in loco interpretazioni migliori: non ne ho trovate, per questo ho iniziato il viaggio per crearne una.

Attendo speranzoso compagni di viaggio.








Bibliografia essenziale


Bruno Cerchio, Simbologia Astrologica, Edizioni Mediterranee, Roma 1981
Mircea Eliade, Immagini e simboli, Jaca Book, Milano 1980
Michel Pastoreau, Medioevo Simbolico, Laterza 2007
De Champeaux, Sterckx, I simboli del medioevo, Jaca Book, Milano 1981
René Guenon, Simboli della scienza sacra, Adelphi Milano 1990
Carl Gustav Jung, Simboli della trasformazione, Bollati Boringhieri, Milano 2012
Carl Gustav Jung - Richard Wilhelm, Il segreto del fiore d'oro, Boringhieri, Torino 1971
Carlo Peano. I segreti solari di una abbazia cistercense : Santa Maria di Staffarda, ed. - Cavallermaggiore
Frédéric Portal, Des couleurs symboliques dans l'antiquité: le moyen-âge et les temps modernes, Treuttel et Würtz,1857

Feliciano Della Mora, Astronomia a Staffarda.







 Italo Losero italo@losero.net
maggio 2018